SEMPLIFICAZIONE E CHIAREZZA DEI CONTRATTI: IL CESIA INTERROGA GLI INTERMEDIARI
La presentazione dell’Annual Report 2024 del CESIA ha offerto l’opportunità per discutere un tema chiave per il mercato assicurativo: semplificazione dell’informativa precontrattuale e chiarezza dei contratti. A che punto siamo oggi? Quali problemi restano aperti? La tecnologia digitale può aiutare a risolverli? Che cosa si può fare, più in generale, per avvicinare l’offerta assicurativa ai nuovi bisogni di persone e imprese?
Se n’è parlato in due tavole rotonde: nella prima, si sono confrontati i rappresentanti degli intermediari; nella seconda, i componenti del Comitato Scientifico del CESIA, gli esperti di IVASS e dell’ANIA. Di seguito sono riportate, in sintesi, le loro opinioni.
L’opinione degli intermediari
Vincenzo Cirasola, Presidente ANAPA
“La regolamentazione, europea e nazionale, ha certamente contribuito, nel tempo, a professionalizzare il settore assicurativo consentendo agli intermediari di compiere importanti passi avanti. Tuttavia, in Italia, l’incremento progressivo degli adempimenti ha generato una complessità normativa eccessiva e spesso controproducente. Basti pensare, per esempio, al DIP aggiuntivo (Documento Informativo Precontrattuale), che appesantisce inutilmente l’attività distributiva. L’eccesso di regolazione ha portato alla produzione di contratti di dimensioni ingestibili, con contenuti che costringono l’intermediario a trasformarsi in interprete giuridico e ad assumersi, inevitabilmente, rischi e responsabilità improprie. Non si può continuare su questa strada.
L’Autorità di vigilanza ci aveva promesso un cambio di passo, ma nella sostanza nulla è realmente cambiato. La soluzione? Non può che passare da un superamento della mentalità burocratica, particolarmente resistente nel nostro Paese. Un esempio emblematico: si stima che le norme e gli adempimenti relativi a INAIL e sicurezza sul lavoro superino le 500 voci operative. Pretendere che un imprenditore o un manager le rispetti tutte alla lettera è irrealistico. Eppure, la legge prevede per loro responsabilità civili e penali e li obbliga a dimostrare di aver fatto “tutto il possibile” per tutelare la salute dei lavoratori. Possiamo davvero credere che un’impresa possa operare serenamente in queste condizioni? Serve un nuovo equilibrio tra legalità, umanità e produttività”.
Flavio Sestilli, Presidente AIBA
“La tecnologia digitale promette uno spettacolare incremento dell’efficienza operativa e un significativo miglioramento della relazione con i clienti, grazie alla disponibilità di dati e informazioni. Possiamo, insomma, compiere un decisivo passo in avanti nella soluzione di problemi storici del mercato assicurativo. Per questo, il digitale è stato al centro degli ultimi convegni di AIBA.
La tecnologia può fare molto anche sul fronte della semplificazione e della chiarezza contrattuale. Una polizza in formato digitale è sempre con noi, con testi mobile-responsive leggibili su ogni device, consultabile in ogni momento, facilita i confronti, consente la lettura rapida, la ricerca delle informazioni chiave e aiuta nella comprensione. Basti solo pensare alla possibilità di accedere, attraverso i link testuali, al significato dei termini giuridici, al glossario e magari a brevi video esplicativi.
La tecnologia è una potente arma di semplificazione, lo sta già dimostrando e lo dimostrerà sempre di più in futuro ma, per superare la complessità dei contratti, serve uno sforzo collettivo di tutti gli attori del mercato: dobbiamo lavorare insieme per la semplificazione del linguaggio, della sintassi e della struttura organizzativa delle informazioni, o non se ne esce. Deve essere un’alleanza di mercato a favore del cliente”.
Sergio Sterbini, Vice Presidente SNA
“Sul tema della semplificazione dei contratti, che sta molto a cuore al sindacato, da tempo abbiamo posto due punti all’attenzione di IVASS e anche del ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit). Il primo è la lunghezza, che sta diventando insostenibile e presenta situazioni paradossali. Un esempio? I contratti di RC professionale per categorie più preparate, come gli avvocati, presentano set informativi di 40/50 pagine mentre una polizza capofamiglia, compresa in un contratto multirischi, è riportata in un fascicolo di 6/700 pagine dispersa tra mille condizioni, esclusioni, norme che lì sono riportate.
Il secondo punto è l’inserimento di clausole ed esclusioni sempre più complesse e incomprensibili, come quelle che danno la possibilità per la compagnia di modificare unilateralmente condizioni, esclusioni, franchigie ecc. (c.d. ius variandi). Questa situazione configura, nei fatti, un trasferimento del rischio dalla compagnia all’assicurato che contraddice lo spirito della polizza assicurativa. Oggi non esiste una normativa che disciplini lo ius variandi e questo autorizza a inserire nelle polizze le clausole più fantasiose. Su questi due punti, che sono contrari allo spirito di semplificazione e chiarezza auspicato da tutti, riteniamo che non sia stato fatto abbastanza.
Per superare questi problemi, bisogna stabilire un obiettivo e lavorarci insieme: solo con un impegno collettivo se ne può venire fuori”.
Luigi Viganotti, Presidente ACB
“Partiamo da un presupposto: gli intermediari devono fare consulenza, non vendere. Devono, quindi, conoscere il contratto e proporre quello che serve, avere una formazione professionale che permetta loro di spiegare al cliente che cosa sta facendo. La domanda è: quanti intermediari conoscono davvero i contratti e sanno spiegarli? Temo che non siano la maggioranza, quindi il problema dei contratti è, prima di tutto, un problema di formazione.
Poi, certo, è del tutto evidente che i contratti sono oggi complessi, scritti con un linguaggio difficilmente comprensibile ai più. Qualcosa è stato fatto ma non abbastanza. Non sono state eliminate, per esempio, documentazioni inutili come il DIP aggiuntivo. Aggiungo che gli intermediari non hanno fin qui potuto dare il loro contributo sulla formulazione dei contratti. La polizza Cat Nat, per dire, è nata senza che gli intermediari abbiano potuto esprimersi, come invece sarebbe stato opportuno, considerata la conoscenza diretta di chi deve assicurarsi. La tecnologia potrà aiutare nella comprensione e nella semplificazione ma le polizze devono essere più chiare. Agli intermediari, in ogni caso, servirà molta più formazione”.



