POLIZZE CAT NAT: CHE COSA RISCHIANO GLI INTERMEDIARI
Metodi per valutare l’esposizione al rischio delle imprese e per contenerla, livelli di copertura attuali, definizione di soluzioni assicurative economicamente sostenibili, rischi della fase transitoria in corso, ruolo degli intermediari. Il Laboratorio degli intermediari dedicato alla normativa sulle catastrofi naturali e alle possibili responsabilità degli intermediari ha toccato diversi punti. Ecco che cosa hanno detto i partecipanti.
Dario Focarelli, Direttore Generale di ANIA e Vice Presidente di CINEAS
“L’introduzione dell’obbligo assicurativo contro il rischio di catastrofi naturali è un importante passo in avanti per il nostro Paese oltre che un’opportunità per il mercato assicurativo. Questa legge segna l’inizio di un processo evolutivo e, proprio perché si tratta di un inizio, pone tutti gli attori di fronte a molte difficoltà.
I professionisti dell’intermediazione assicurativa hanno un ruolo centrale in questo percorso e nel successo del suo esito. Le imprese del nostro Paese, è noto, hanno coperture assicurative inferiori ai propri bisogni, una lacuna accentuata negli anni recenti dall’emergere di nuovi rischi. Gli intermediari hanno un compito decisivo: convincere milioni di imprenditori che, mai come oggi, l’assicurazione è uno scudo necessario per il loro business.
Siamo entrati in una fase importante che può aprire al mercato assicurativo spazi di crescita straordinari. Basti solo pensare che gli effetti del cambiamento climatico impongono di affrontare un’altra lacuna italiana: l’assicurazione della casa. Anche su questo tema servirà un deciso cambiamento”.
Patrizia Contaldo, professore di Economia delle polizze vita e dei fondi pensione e direttore dell’Osservatorio sul mercato assicurativo dell’Università Bocconi
“Gli intermediari italiani possono rappresentare il vero motore del cambiamento nella prevenzione dei rischi collegati al cambiamento ambientale. L’incompletezza dei riferimenti normativi, che oggi impedisce alle compagnie di perfezionare l’offerta, è un elemento di complessità ma Il potenziale di sviluppo è molto interessante.
Solo il 5% delle imprese, secondo ANIA, è assicurato in modo adeguato, con percentuali variabili rispetto alla dimensione aziendale. Si stima, inoltre, che circa quattro milioni di micro e piccole imprese non siano assicurate, certamente a causa di difficoltà economiche e scarsa sensibilità al rischio. D’altra parte, proprio quando gli eventi atmosferici colpiscono questa categoria d’imprese, si registra il maggiore costo sociale: agli interventi pubblici per risarcire le perdite si aggiunge, talvolta, anche l’impoverimento del tessuto produttivo provocato dalla chiusura delle attività.
La letteratura accademica suggerisce di guardare con attenzione all’esperienza di Paesi (per esempio, il Marocco e alcuni Paesi caraibici) che, a livello sistemico, hanno adottato micro-assicurazioni parametriche per la popolazione a basso reddito con accesso limitato o nullo al mercato assicurativo tradizionale. Le coperture previste da questi programmi sono semplici e destinate alla sola protezione contro rischi critici, con premi bassi e i limiti assicurativi proporzionalmente ridotti. Una soluzione simile potrebbe essere adottata anche in Italia integrandola con le polizze tradizionali.
Rimane fondamentale, in ogni caso, l’educazione alla gestione del rischio. L’intermediario ha, in questo senso, un ruolo centrale: il presidio che esercita sul territorio lo pone nelle condizioni ideali per offrire consulenza sulla prevenzione, sulle soluzioni di adattamento e sul monitoraggio continuo del rischio”.
Sara Landini, ordinario di Diritto dell’Economia e Docente di Diritto delle Assicurazioni all’Università degli Studi di Firenze, membro del Comitato Scientifico del CESIA
“In questi anni abbiamo assistito a un’accelerazione della capacità delle compagnie di mappare e monitorare i rischi climatici delle imprese. Oggi, però, è anche importante mappare gli adattamenti possibili per fronteggiare i rischi. Ci troviamo, con tutta evidenza, in una situazione di difficile sostenibilità economica, sia per le compagnie sia per le imprese. Questo rende necessario valorizzare le tecniche di adattamento applicate dalle imprese per ridurre l’esposizione al rischio, la sola strada praticabile per contenere il costo del premio o limitare le franchigie.
Le piattaforme tecnologiche digitali possono essere un valido supporto al lavoro degli intermediari, per diverse ragioni. Anzitutto, per valutare l’impatto degli adattamenti e, quindi, consentire di proporre contratti economicamente sostenibili e offrire un servizio di gestione del rischio immediatamente valorizzabile dal cliente. Inoltre, non meno importante, le piattaforme possono facilitare l’attività educativa sul rischio climatico che gli intermediari sono chiamati a svolgere per migliorare la copertura assicurativa delle imprese. L’integrazione delle piattaforme digitali nell’attività degli intermediari non deve tuttavia eliminare la componente fisica della relazione con l’impresa cliente. La parola chiave, oggi, è phygital, la combinazione tra distribuzione fisica e digitale.
Va osservato, infine, con riferimento all’annoso problema nazionale della sottoassicurazione, che, più degli obblighi normativi, un ruolo decisivo può essere svolto da amministrazioni pubbliche e finanziatori, non solo le banche, che già ora spesso condizionano, rispettivamente, la partecipazione ai bandi pubblici e l’erogazione del finanziamento all’esistenza di adeguate coperture assicurative”.
Pierpaolo Marano, professore di Diritto delle Assicurazioni e di Diritto Commerciale all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano
“Il differimento dell’obbligo assicurativo stabilito dal Decreto-legge 31 marzo 2025, n. 39, ha aperto una fase transitoria di difficile gestione. Come si dovrebbe comportare, per esempio, un intermediario, che fosse chiamato a rinnovare la polizza di un’impresa coperta solo parzialmente rispetto ai nuovi obblighi assicurativi sulle catastrofi naturali? Può proporre di rinnovare la polizza con quelle carenze, oppure proporre una polizza più completa? La situazione è potenzialmente rischiosa. Se proponesse il rinnovo con le stesse coperture della polizza precedente, un eventuale sinistro potrebbe originare la responsabilità dell’intermediario perché la compagnia, proprio per gli obblighi appena introdotti, è certamente dotata del prodotto adeguato al rischio meteo-climatico che prima non era possibile soddisfare.
Appare pertanto opportuno, sotto il profilo probatorio e ai fini di una corretta rendicontazione dell’attività svolta, che l’eventuale volontà del cliente di non aderire al prodotto conforme ai nuovi obblighi assicurativi (sebbene regolarmente proposto dall’intermediario) sia formalizzata per iscritto anche nel caso di una vendita senza consulenza.
Per altro verso, la mera offerta di un prodotto conforme agli obblighi di legge non esonera l’intermediario dall’obbligo di condurre un’accurata analisi dei bisogni assicurativi del cliente. In particolare, in contesti quali i rapporti con gli istituti bancari o la pubblica amministrazione, il cliente potrebbe necessitare di una copertura più ampia rispetto alle garanzie minime previste dalla normativa. Questo richiederebbe all’intermediario un approccio che non limitato al mero assolvimento dell’obbligo di legge ma orientato all’effettiva coerenza del prodotto offerto rispetto alle specifiche esigenze del cliente”.
Federico Carturan, Fondatore e Amministratore Delegato di RiskAPP, società specializzata nella valutazione dei rischi
“La consulenza degli intermediari alle imprese sulle polizze CAT NAT può essere efficacemente sostenuta dagli strumenti digitali. La capacità dei sistemi di raccolta ed elaborazione dei dati permette oggi di costruire un quadro dettagliato della situazione di ogni singola impresa e dei possibili impatti economici provocati da eventi climatici avversi. Il quadro include sia i dati sull’ambiente in cui l’impresa opera (quindi i fenomeni atmosferici dell’area geografica e le probabilità di accadimento), sia i dati sull’attività economica, il valore patrimoniale degli asset e i costi per un eventuale ripristino.
L’incrocio dei dati permette di costruire una mappa dell’esposizione al rischio molto precisa perché considera ogni possibile variabile, per esempio i tempi d’intervento per i soccorsi nell’area in cui l’impresa opera e la durata delle interruzioni dell’attività economica. La mappa si può poi tradurre in diversi scenari suggerendo le diverse coperture assicurative necessarie. Crediamo che dalla combinazione tra i dati e la professionalità dell’intermediari possa già oggi arrivare una risposta efficace ai bisogni assicurativi collegati agli eventi meteo-climatici”.



