Gli Intermediari francesi al lavoro sul dopo COVID-19

Cambiamenti strutturali in vista nell’industria assicurativa

Adeguatezza dell’organizzazione, telelavoro, misure per fronteggiare l’emergenza economica, previsioni sul business e sull’evoluzione dell’industria: 175 intermediari tra broker e agenti generali francesi hanno risposto al sondaggio online della banca d’investimento Cambon Partners sull’impatto della pandemia. Ecco, in sintesi, i risultati.

 

Il 59% dei broker e il 100% dei broker all’ingrosso ha giudicato la propria organizzazione adeguata ad affrontare la crisi mentre solo il 20% degli agenti generali ha dichiarato di essere stato preparato. Sul grado di preparazione hanno influito le dimensioni d’imprese e agenzie: solo il 53% del campione d’imprese e agenzie con un numero di dipendenti tra 1 e 5 ha affermato di avere un’organizzazione adeguata contro l’88% delle imprese con un numero di dipendenti tra 51 e 100.

 

Il 75% ha istituito nelle proprie aziende il telelavoro che ha riguardato, in media, il 69% della forza lavoro.

 

Per fronteggiare il rallentamento dell’attività, il 57% dei manager ha adottato misure per preservare i flussi di cassa utilizzando gli aiuti e le soluzioni governative. In particolare, il 31% ha usufruito dei prestiti garantiti dallo Stato, il 30% ha fatto ricorso al differimento degli obblighi fiscali e previdenziali, il 29% alla riduzione dell’orario lavorativo.

 

Benché l’impatto dell’emergenza sull’intermediazione assicurativa risulti più contenuto rispetto ad altri settori, tutti i manager prevedono una flessione del fatturato e della redditività: il 26% stima al 20% il calo del fatturato; il 23% lo prevede del 10%. Ci si aspetta un minore impatto sulle piattaforme digitali. Il 22% prevede una diminuzione della redditività di circa il 20%, il 19% stima la flessione al 10%.

 

Il 39% del campione ha adeguato il budget 2020, ma il 45%, al momento della rilevazione (fine aprile) non aveva ancora adottato contromisure. Il 75% di broker e agenti ha comunque dichiarato di aver adattato la propria strategia di sviluppo (il 31% ha individuato nuove attività/prodotti per compensare il calo di attività) e difensiva (il 25% ha congelato le assunzioni in corso).

 

Gli intermediari ritengono che l’immagine del mondo assicurativo uscirà indebolita dalla crisi: il 62% ritiene che gli assicuratori non siano stati sufficientemente presenti e che questa assenza avrà una ricaduta negativa.

 

La crisi avrà un impatto di lungo termine sulla gestione delle risorse umane e sulle strategie di sviluppo. Il telelavoro, ampiamente collaudato durante la crisi, sarà prolungato dal 61% delle imprese. Il 53% ritiene che ci sarà aumento della distribuzione digitale.

 

Si ritiene, infine, che la crisi favorirà un consolidamento del mercato: la pensa così il 69% degli intervistati, valore che rappresenta un media tra il 57% dei broker, il 50% degli agenti generali e il 100% dei broker all’ingrosso.

 

 

Catastrofi sanitarie: si lavora a nuove soluzioni per gestire i rischi

Sono attese all’inizio di giugno le proposte del gruppo di lavoro costituito dal ministero dell’Economia e dalla Federazione Francese delle Assicurazioni (FFA) per definire il regime assicurativo che, in futuro, coprirà le conseguenze economiche di eventi come la pandemia da Covid-19. Al gruppo di lavoro sono stati chiamati a partecipare i professionisti del brokeraggio attraverso il sindacato Planète CSCA. Entro l’estate le proposte saranno approvate in modo da renderle operative entro sei mesi.

 

I professionisti dell’intermediazione condividono, a grandi linee, la posizione della FFA: il futuro regime assicurativo, che dovrà basarsi su una partnership tra pubblico e privato, non dovrà indennizzare la pandemia, ma le conseguenze economiche. “In discussione non è il coronavirus ma l’evoluzione delle politiche pubbliche per proteggere la popolazione dalle pandemie. Il sistema del futuro dovrà coprire il rischio di un’interruzione generalizzata delle attività, non il disastro sanitario in sé”, ha dichiarato Bertrand de Surmont, presidente di Planète CSCA.

 

Mentre alcuni parlamentari e organizzazioni imprenditoriali sono orientati alla creazione di un regime di catastrofe sanitaria sul modello del regime pubblico previsto dai disastri naturali istituito nel 1982, gli intermediari preferirebbero un regime analogo a quello previsto per la gestione delle assicurazioni e riassicurazioni degli atti terroristici.

 

Il sistema prevede la costituzione di pool di assicuratori ed è basato sulla riassicurazione privata e pubblica.

 

Tutti gli associati alla FFA sono oggi tenuti ad aderire alla sezione grandi rischi, che include i rischi con capitale assicurato superiore a 20 milioni di euro. L’adesione comporta la cessione di una parte dei premi delle assicurazioni danni al fine di mutualizzare i rischi. A questi premi è applicato un tasso in funzione dell’ammontare del capitale assicurato. Questo tasso è un tasso di premio di riassicurazione, non un premio assicurativo: è fissato al 6% del premio danni alle cose per rischi tra 6 e 20 milioni di euro, al 12% per rischi tra 20 e 50 milioni di euro, al 18% per rischi superiori a 50 milioni di euro e al 24% per il rischio nucleare.

 

Questo sistema permetterebbe di organizzare una prima tranche di co-riassicurazione fondata sulla solidarietà tra assicuratori con una ripartizione definita in funzione della quota dei premi ceduti.

 

 

La difficile equazione tra telelavoro e sicurezza informatica

Con oltre il 90% dei dipendenti in telelavoro (secondo i dati della Federazione Francese delle Assicurazioni), la sicurezza informatica si è imposta anche in Francia come una questione prioritaria per le compagnie. Molti i problemi da affrontare, a cominciare dall’effettiva possibilità di svolgere da remoto alcune mansioni, a causa, per esempio, delle limitazioni dei computer in dotazione ai lavoratori.

 

I responsabili per la sicurezza dei sistemi informatici hanno avuto molto da fare per applicare le raccomandazioni dell’Agenzia Nazionale per la Sicurezza dei Sistemi informatici (ANSSI) che, in marzo, all’inizio del lockdown, ha pubblicato un manuale per i datori di lavoro da adottare con urgenza. L’Agenzia, in particolare, ha raccomandato l’utilizzo di soluzioni come il Virtual Private Network (VPN), che cripta il traffico internet e protegge l’identità on line consentendo una connessione sicura tra dipendente e l’azienda.

 

 

Clienti a rischio se arriva un cyber attacco

Subire un attacco informatico non mette solo a rischio la continuità dell’attività di banche e compagnie assicurative ma anche la fidelizzazione dei clienti e, quindi, la loro permanenza.

 

E’ quanto emerge da un sondaggio condotto da Arcserve, società specializzata nelle soluzioni per la protezione dei dati, che ha interpellato duemila consumatori in Nord America, Regno Unito, Francia e Germania.

 

I risultati delle interviste dicono, anche, che il 70% dei clienti ritiene che banche e compagnie non stiano facendo abbastanza per proteggere adeguatamente i loro dati.

 

C’è una relazione diretta tra la consapevolezza dei clienti sui rischi informatici e il loro essere esigenti verso banchieri e assicuratori in materia: il 45% dei clienti dichiara di essere pronto a lasciare la propria banca o l’assicurazione in seguito a un’interruzione del servizio provocata da un attacco informatico.

 

In particolare, il 27% dei clienti ha dichiarato che passerebbe a un concorrente se si verificasse, anche una sola volta, l’interruzione del servizio, il fallimento di una transazione o se le proprie informazioni risultassero inaccessibili. Le aspettative sono ancora più alte verso gli operatori on line: il 49% dei clienti lascerebbe un sito di e-commerce dopo una sola interruzione del servizio. Il 47% dei clienti dichiara che si rivolgerebbe a un concorrente nel caso il ripristino dopo l’interruzione non avvenisse entro 24 ore.

 

Un attacco informatico, inoltre, impatterebbe direttamente sulla decisione di acquistare un prodotto o un servizio. Il 41% degli intervistati ha affermato che la sicurezza delle proprie informazioni è centrale nella decisione di aprire un conto o effettuare una transazione. Il 76% ha dichiarato di considerare l’affidabilità informatica di un’organizzazione prima di acquistare un prodotto o un servizio, il 55% ha dichiarato che non si affiderebbe a un’organizzazione che ha subito un attacco informatico nell’ultimo anno, il 31% non lo farebbe se l’organizzazione ha subito attacchi negli ultimi tre anni.

 

Infine, il 34% dei consumatori afferma che la sicurezza dei propri dati è così importante che sarebbe disposto a pagare di più per prodotti e servizi di un’organizzazione che ritiene affidabile e sicura (il 43% dichiara di essere disposto a pagare di più per i servizi finanziari, il 35% per i servizi assicurativi).

 

 

 

Occhio alla disdetta dell’assicurato

La fase d’incertezza che si è aperta con la pandemia ha aumentato, tra l’altro, i casi di messa in discussione dei contratti esistenti, per esempio attraverso strumenti come la disdetta a titolo provvisorio, già diffusa nei rapporti tra intermediari e assicuratori.

 

Utilizzata principalmente dagli assicurati che cercano di rinegoziare le condizioni del contratto, la pratica consiste nell’invio di una lettera di disdetta all’assicuratore con la specifica: a titolo provvisorio. Benché diffusa sul mercato, in particolare nel brokeraggio, la risoluzione dei contratti assicurativi a titolo provvisorio è del tutto assente dal panorama giuridico francese e richiede pertanto una certa attenzione degli assicuratori sulla posizione da adottare.

 

Sebbene tale disdetta deroghi in larga misura al diritto comune delle obbligazioni, essa esprime l’intenzione del suo autore di disdire il contratto. Ai sensi dell’articolo L. 113-12, comma 2 del Codice delle assicurazioni, l’assicurato che intende disdire il contratto alla fine dell’anno deve quindi inviare al suo assicuratore una lettera raccomandata. La specifica a titolo provvisorio introduce un’ambiguità e permette all’assicuratore di dubitare della volontà del suo assicurato ma, come è stato evidenziato nella discussione di un caso, per essere valida la risoluzione richiede l’espressa manifestazione di una volontà ferma e inequivocabile.

 

In mancanza di un quadro normativo preciso, questa tecnica deve essere utilizzata con cautela. Nella migliore delle ipotesi, può essere considerata come un semplice invito ad avviare trattative per negoziare migliori condizioni contrattuali, in nessun caso come un diritto per l’assicurato nei confronti dell’assicuratore.

 

La disdetta a titolo provvisorio offre, quindi, diverse opzioni all’assicuratore: considerare che l’assicurato non ha espresso chiaramente la volontà di disdire il contratto e continuerà oltre la scadenza annuale; considerare che ha chiaramente espresso il desiderio di disdetta. L’assicuratore può, inoltre, prendere atto della disdetta dopo conferma da parte dell’assicurato, oppure continuare il contratto se l’assicurato non conferma la volontà di disdetta (il che equivarrebbe a concedere all’assicurato una riduzione del termine di disdetta).

 

Sul tema, la giurisprudenza francese si è variamente espressa. Alcuni tribunali hanno adottato una lettura in linea con i princìpi in materia, altri hanno ritenuto che il riferimento a titolo provvisorio non elimina ogni effetto della risoluzione e consente all’assicurato di non agire o confermare la risoluzione annunciata. Si è ritenuto, anche, che una tale disdetta “non contenga alcuna riserva che richieda conferma” da parte dell’assicurato.